Libri, Recensioni

Un altro tamburo – William Melvin Kelley

Cosa fa di un libro un “classico”?

Secondo Calvino, «D’un classico ogni rilettura è una lettura di scoperta come la prima», o ancora, «Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire».

Prima edizione di “A Different Drummer” di William Melvin Kelley del 1962.

Ecco, Un altro tamburo di William Melvin Kelley – pubblicato quest’anno grazie al lavoro di NN Editore e alla superba traduzione di Martina Testa – è uno di quei libri che merita il titolo di “classico”, perché oggi più che mai, a quasi sessant’anni dalla sua apparizione nel 1962, ha ancora molto, moltissimo da dire.

Lo spunto narrativo di partenza è un enorme what if: cosa succederebbe se, all’improvviso, grazie a un passaparola, tutti gli abitanti neri, prima di una piccola cittadina, poi di un intero Stato, facessero le valigie e se ne andassero per sempre? Senza dare spiegazioni, indossando il vestito migliore. È ciò che Kelley immagina accadere in uno Stato immaginario dell’America segregazionista, situato tra il Mississippi e l’Alabama.

Nel giugno del 1957, per ragioni ancora da stabilire, tutti gli abitanti neri dello stato ne hanno abbandonato il territorio. A tutt’oggi è l’unico stato dell’Unione che non conta fra i suoi cittadini neanche un membro della razza nera.

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Libri, Recensioni

Il romanzo dell’anno | Giorgio Biferali

Scrivere d’amore è forse la cosa più semplice di cui si possa scrivere e, allo stesso tempo, anche la più difficile.  Semplice, perché – lo sappiamo – l’amore lo conosciamo tutti. Difficile, perché è stato scritto praticamente tutto, sappiamo anche questo, e quindi riuscire a parlare d’amore, di giovani e di contemporaneità, cercando di essere originali e sentimentali – ma attenzione, mai troppo melensi – è un po’ come tentare di attraversare un campo minato. A occhi chiusi. Saltellando. Be’, Giorgio Biferali sicuramente non è uno che ha paura: infatti, dopo il suo esordio L’amore a vent’anni, torna in libreria con Il romanzo dell’anno (La nave di Teseo, 2019) e ci parla, ancora una volta, d’amore.

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Libri, Recensioni

La fine dell’estate | Serena Patrignanelli

Più di ogni altra, l’estate è la stagione delle cose che iniziano e delle cose che finiscono. È un tempo a sé, a metà tra il mitico e il reale, quello dei cambiamenti, delle decisioni, della leggerezza che si libera della pesantezza dell’inverno, è il tempo dei giochi e delle guerre, dei gesti eclatanti, delle avventure favolose, dei giuramenti segreti e delle promesse sempre troppo grandi. D’estate gli amori s’accoppiano e scoppiano, la fiducia nel futuro s’accende, mentre una nuova forma di nostalgia già s’insinua sotto ombre definite, e il sole brucia i campi, brucia la pelle. Brucia i sogni. La fine dell’estate, romanzo d’esordio di Serena Patrignanelli (NN Editore, 2019) è proprio questo: una storia in cui ciò che è vero d’estate è vero da sempre.

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Fiabe In Pillola

21 giorni alla fine del mondo: come raccontare verità scomode ai ragazzi

Gli ingredienti perfetti per una graphic novel perfetta?

Mettici l’estate e un paese sulle rive di un lago, che si popola di turisti. Mettici un vecchio in bicicletta, con un cartello che segna quanti giorni mancano alla fine del mondo. Mettici un’amicizia ritrovata, un segreto enorme, qualche pillola di saggezza orientale e delle illustrazioni potentissime nella loro semplicità, ed ecco che otterrete 21 giorni alla fine del mondo, di Silvia Vecchini e Antonio Vincenti, in arte Sualzo, una delle ultime chicche uscite per Il Castoro (2019).

Lisa è una ragazzina che vive con la madre in un “bungalow in mezzo a un campeggio che d’inverno si svuota. Dove, quando scende la sera, il buio è buio… la notte è nera al pari del lago che sembra un cratere, un vulcano spento”. Gira in bicicletta, lavora nel chiosco della madre, ha una specie di ombra, Rima, una ragazzina indiana più piccola di lei che l’ha eletta a sua migliore amica, con occhiali spessi e apparecchi acustici alle orecchie. Lisa è forte, indipendente, sa cucinare e stare da sola, pratica il Karate, eppure c’è un vuoto dentro di lei, due grandi mancanze: quella del padre, che le ha abbandonate quando lei era bambina; e quella di Ale, il suo migliore amico, che dopo la perdita della madre in un afoso agosto di tanti anni prima, se n’è andato per non tornare.


Recensione pubblicata su Tropismi il 3 maggio 2019.

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21 giorni alla fine del mondo: come raccontare verità scomode ai ragazzi

L'inter(s)vista

La ricetta perfetta del “benessere digitale”

Inter(s)vista a Greta Rossi

Stavo aspettando il momento giusto per presentarvela, e ora quel momento è arrivato.

La persona che ho deciso di intervistare per questo mese è – rullo di tamburi – mia sorella. Ebbene sì, forse l’avevate già intuito dal cognome, oppure dalla somiglianza nella foto di apertura. Perciò, eccola qui: Greta Rossi, classe ’89, formatrice e cambiamondo di professione.

Non dirò altro se non: leggete quello che ha da dire, perché è roba davvero tosta.

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Libri, Recensioni

Materia. La fuga degli elementi | Jacopo La Forgia

Chi mi conosce, lo sa: datemi una distopia, una storia che riguardi la fine del mondo, futuri nebulosi e indesiderabili, paesaggi post-apocalittici, desolazione e silenzio, e io non capisco più nulla. Per questo, non appena ho letto la trama di Materia. La fuga degli elementi di Jacopo La Forgia (effequ, 2019) ho dovuto leggerlo subito, subitissimo.

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L'inter(s)vista

Tra John Fante, vino e librerie indipendenti

Inter(s)vista a Giorgio Santangelo

Bologna. È un venerdì di inizio primavera, dai primi cappotti leggeri e colli scoperti. Cammino sotto i portici di via Castiglione, passo da Santa Lucia: ci sono le volanti appostate, in città verrà qualcuno d’importante, non ricordo chi. Io proseguo, accosto il Galvani coi suoi muri arancioni e le sue aule piene di ricordi, svolto su Via Cartoleria, cammino ancora un po’ finché non arrivo al civico 20/b.

Un’insegna rossa su legno chiaro mi dice che sono arrivata: La confraternita dell’uva | Libreria – Café – Wine Bar”.

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Libri, Recensioni

Napoli Mon Amour | Alessio Forgione

Penso che nella quarta di copertina di Napoli Mon Amour di Alessio Forgione, edito da NN Editore, dovrebbero mettere una sorta di avvertenza alla lettura. Della serie: ATTENZIONE LETTORE! Se fuori piove, se ti ritrovi da solo in una città che non è la tua, un luogo stretto e soffocante, che un po’ ami e un po’ odi, se sei un giovane che non trova lavoro e che non sa se riuscirà mai a trovarlo, se sai cosa si prova a mandare curriculum a vuoto, se non hai soldi, se pensi che vorresti cercarti una casa – ma non hai soldi perché non hai un lavoro, insomma, ecco, forse NON devi leggere questo libro.

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Libri

Negativa – Tra bianco e nero

Bianco e nero. Luci e ombre. Cosa è vero e cosa no. Normalità o pazzia. Questa è la doppia anima di Negativa di Alessandro Baronciani (BAO Publishing, 2018).

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Blog

Terza svolta, terzo calcio

C’è stato un primo calcio, poi un secondo, ma ce n’è stato terzo che è venuto prima del primo e del secondo, ma che ho lasciato per ultimo. Perché non so nemmeno da che parte cominciare a mettere in fila le parole, perché significa mettere in ordine anni e anni d’immagini e di pensieri sparsi e di persone. Perché a volte fa un po’ male.

Il terzo calcio. Teatro.

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